Wellvit-energia-per-amare-2

INNOQUIZ

 

INNOQUIZ 4

 

 

....Dove sarà quella vita che avrei

Potuto vivere e non vissi, la lieta

O triste e orribile, quell'altra cosa

Che poteva essere la spada o lo scudo

Ma che non fu? Dove sarà il perduto

Antenato persiano o norvegese,

Dove il destino di non finire cieco,

Dove l'ancora e il mare, dove l'oblio

Di essere chi sono? Dove la pura

Notte che al rozzo contadino affida

L'analfabeta e laborioso giorno,

Come pretende la letteratura?

Inoltre penso a quella mia compagna

Che mi aspettava e forse mi aspetta.

1) Chi è l'autore?

2) Quali considerazioni o riflessioni vi ha suscitato?

Se sei già registrato invia le risposte al nostro indirizzo Email abituale. Se non lo sei registrati in 10 secondi clicca qui e inserisci le risposte negli appositi spazi del modulo alla voce innoquiz 4.

leer más
Zero rughe, controllare!
http://www.vicodur.com/perle-bleue/

 

 

Di seguito le riflessioni degli Eclettici man mano che arrivano:

2) Anche io ogni tanto penso a quello che potevo essere e non sono stato. Anche io provo uno stupito dolore al pensiero che man mano che i miei giorni passano strade che potevo intraprendere mi sono chiuse per sempre. Penso al colonnello dell'esercito che non sono mai stato, o a mille altre cose tutte insieme. Io credo che questi pensieri, infantili solo sotto alcuni punti di vista, siano in realtà un lampo di comprensione che il passato non può tornare e che il futuro è scritto (in una minima ma fondamentale parte) da quelle scelte che abbiamo compiuto. Il bambino è un mondo inesplorato ed è un culmine di potenzialità che potrebbero esprimersi. Astronauta, prete o commesso: dipende dal fato, dipende dalle scelte che si compiono e dalle possibilità che abbiamo in dote (talento, caparbia, tenacia). Siamo in quel momento alla base di una enorme piramide di scelte e possibilità che ogni giorno vanno per forza di  cose riducendosi. Scoprirsi a 40 con una destino nuovo da scrivere e con una nuova via davanti, una piccola piramide da inventare ad ogni passo, è l'evento più bello che si possa augurare ad un quarantenne: una nuova vita da scegliersi. Adam Kolack

2) io sono giovane, molto, anche troppo per pensare che cosa non ho osato fare nella mia vita e soprattutto le scelte che mi porteranno nella strada, ostacolata, pulita, trafficata o deserta che percorrerò. Tutto sta nelle nostre scelte, che siano sbagliate o no, non importa, perchè saranno nostre e nostre rimarranno, perche se un giorno, io dovessi scegliere (e me lo auguro) un lavoro che mi faccia felice e che mi crei passione nel farlo, potrò dire che sarà stata una mia e unica scelta. Ho capito che l'autore, non sapendo nemmeno chi fosse, abbia vissuto una vita a metà, fatta di scelte sbagliate e mal riflettute. Io ho un destino davanti, che non mi lascerà finchè non sarà compiuto, quindi, non posso che augurarmi una vita che io ho scelto, senza aiuto o condizionamenti estranei, mia. Savio Mangiatordi

2) Nella ricerca e nell'innovazione la prima dote necessaria non è la genialità ma la pazienza. Quando si fa ricerca e innovazione dopo la pazienza serve il metodo, dopo il metodo la sperimentazione, dopo la sperimentazione la verifica dei risultati. La competenza e l'esperienza servono solo a fare prima e meglio. Nessuno può avere esperienza e competenza in cose che ancora non esistono. La pazienza. Nel gioco del lotto, quando si giocano 5 numeri, si hanno 31 possibilità diverse vincita. Se inseriamo contemporaneamente in un sistema produttivo 5 variabili o modifiche avremo migliaia di variabili in efficienza positiva o negativa che non ci permetteranno di valutare chi e cosa ha portato giovamenti e chi e cosa ha portato criticità. Quando si fa innovazione va inserita una variabile alla volta. L'esperienza, la competenza, l'innovazione e l'indirizzo. Per valorizzare l'esperienza e la competenza, l'innovazione va inserita in un processo di cui si conoscono già alla perfezione possibilità e criticità. Per indirizzare l'innovazione bisogna sapere non solo da dove si parte, ma principalmente dove si vuole arrivare. Per decidere dove si vuole arrivare bisogna conoscere le esigenze di tutti quelli che vogliono partire. La genialità. Il genio lasciamolo agli inventori e agli artisti. Noi vogliamo solo fare innovazione. Tommaso Onofri

INNOQUIZ 3

.....Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. - Ma qual'è la pietra che sostiene il ponte? Chiede Kublai Kan. - Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra - risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge:-Perchè mi parli delle pietre? E' solo dell'arco che mi importa. Polo risponde : senza pietre non c'è arco.

1) Da quale libro sono tratte queste righe e chi ne è l'autore?

2) Che riflessioni ti hanno suscitato?

Se sei già registrato invia le risposte al nostro indirizzo Email abituale. Se non lo sei registrati in 10 secondi clicca qui e inserisci le risposte negli appositi spazi del modulo alla voce innoquiz 3.

Di seguito le riflessioni degli Eclettici pubblicate man mano che arrivano:

2) la riflessione è che non si puo ottenere qualcosa da una singola pietra, come puo essere qualunque avvenimento della vita, ma dall'insieme delle pietre, che singolarmente non significano niente, ma a poco a poco quelle pietre inutili, messe insieme per creare qualcosa di più grande ha creato l'arco. Ma non si può considerare l'arco da solo, perche se quelle singole e inutili pietre non ci fossero state, la loro unione non avrebbe creato l'arco. Nella vita perciò, le piccole cose non sono inutili, perche messe insieme creano qualcosa di buono, come l'arco che sorregge il ponte. Questo è quello che penso! Savio Mangiatordi

2) Mi piace la sua dialettica sottostante tra realtà materiale ed astrazione. Se dalle pietre disposte opportunamente si può astrarre l'idea, il concetto di arco, tale concetto è inutile se resta astratto e non si riesce a ri-calarlo nella realtà materiale. Kaiser Sose

2) Ciò che fa di un ponte un ponte è la stabilità, che deriva dall'ordine con cui le pietre sono poste. L'arco è la forma che si può imporre, l'organizzazione che si può dare agli elementi materiali, ma si realizza solo in questi. Innovare significa imporre agli elementi materiali, alle pietre, nuove forme e nuovi ordini. Per creare novità, occorre anche un pensiero che tenga insieme la materia e la forma, occorre sapere molto delle pietre ma anche saper ragionare in modo astratto. Questo resta vero sia nella innovazione tecnologica che in quella organizzativa, culturale, sociale. speedy

2) A me sembra che siano due figure profondamente diverse, non nella visione dell'arco, ma nell'atteggiamento verso quell'arco. L'uno giustamente pone l'accento sull'insieme di pietre che sostengono il ponte. L'altro guarda solo al risultato finale. A me piace più l'atteggiamento di Kublai Kan. Marco polo mi sembra troppo condizionato dalla struttura. La sua visione gli impedirà di riuscire (credo) a concepire un'idea diversa dall'insieme di pietre per la costruzione di un ponte. Mentre Kublai Kan "oserà tentare" qualcosa di differente. Un saluto agli eclettici
Firefox
 
2) Non credo di volere essere una delle pietre dell'arco. O meglio non credo di volerlo sempre essere. Eppure lo devo essere perché da soli non si va da nessuna parte e perché sono nato in una comunità. Perché abbiamo bisogno di avere bisogno di qualche cosa e perché soli non è che si stia sempre bene. Gettare le basi di un futuro inesplorato non sempre è una idea da seguire e la creatività a volte è necessario sia ammaestrata in un codice di opportunità, convivenza, necessità. Eppure ognuno è una pietra dell'arco ed è diversa dalle altre. Se guardi bene le pietre che stanno attorno a te hanno dei particolari che le rendono diverse da te. Forse in questo è la ricchezza di vivere in un arco, immobili, soffocati, stretti ma con la possibilità di conoscersi e riconoscersi nell'altro. Adam Kolack

2) il racconto mi fa immediatamente pensare all'importanza dell'unione tra individui,che insieme,come le singole pietre,formano un arco che sorregge,cioè ogni singola persona,unita alle altre,tiene insieme le fondamenta di un sistema,della società.è l unione che sorregge,e naturalmente questa unione non potrebbe esistere se non ci fossero le singole pietre:l'impegno di ognuno,unico e indispensabile.
Fabiola Civicchioni

2) considerazioni:Induttivo-deduttivo. Globalizzazione-glocalizzazione. l'uomo-il popolo. l'uomo cattivo-il branco. le singole esigenze-la democrazia. tra il singolo e il collettivo esistono delle regole.Pietre/regole/arco. Pietre/nonregole/rovine. Le pietre sono le stesse, sono le regole che fanno la differenza. Tommaso Onofri

INNOQUIZ 2

 

... Io credo che la vita per chi osa tentare

Possa essere una gioia

Quale non è in mio potere d'intendere

Né di attestare con le labbra.

Io credo che potrebbe dilatarsi

Il mio cuore di prima, finché l'altro

Mi apparisse come la breve riva

Al confronto del mare.

Io credo che ogni giorno potrebbe essere

Come un'investitura

E la pompa regale esser più facile

Di uno stile minore.

Non la triste apprensione che un cambiamento avvenga

nessun' ombra sul fiore,

nessun trasalimento per l'orecchio dell'ansia

né fallimento, né condanna,

ma certezze solari,

la piena estate della mente,

perenne Sud dell'anima,

remota ormai la sua era glaciale.

Il contesto della poesia è chiaramente personale e amoroso, e i trasferimenti di senso vanno fatti con cautela. Ma quale migliore descrizione della ricompensa per chi, in qualunque situazione della vita, ha osato, se non una "investitura", una "pompa regale"? Come motivare meglio alla assunzione del rischio, se non raccontare che, dopo, si raggiungono "certezze solari", si gode di calma e determinazione, di una vera e luminosa "estate della mente"? Non trasalimenti, fallimenti, condanne, non il ghiaccio che paralizza e impedisce l'azione, ma un caldo e luminoso "Sud dell'anima".

1) Chi ha scritto la poesia?

2) Che riflessioni vi ha suscitato?

Se sei già registrato invia le risposte al nostro indirizzo Email abituale. Se non lo sei registrati in 10 secondi clicca qui e inserisci le risposte negli appositi spazi del modulo alla voce innoquiz 2 .

Di seguito le riflessioni degli Eclettici pubblicate man mano che arrivano: 

2) Mi innervosisce la ............... perchè scrive da dio come solo le donne sanno scrivere e  sa talmente bene porre in confronto stati d'animo /contrasti che non servirebbe più essere depressi o andare dall'analista... e allora che gusto c'è a leggere poesie? E non usate per cortesia il termine "solare". libera_kp

2) "Per chi osa tentare"... Cosa significa "per chi osa tentare"? Fa riferimento al coraggio dell'input prima di compiere un passo o del risultato che senza quel passo iniziale non potrà essere mai raggiunto?
Distinguiamo i due momenti. L'osare e il tentare. C'è chi pur sapendo di poter riuscire in qualcosa, non osa... ossia non ha il coraggio di fare qualcosa. D'altro canto, c'è chi pur sapendo di non riuscire tenta un'impresa, sperimenta qualcosa. I perchè dei due comportamenti per il momento non mi interessa analizzare. Potrebbe esserci, però, chi possiede l'ardire di osare senza nessuna certezza di ottenere il risultato desiderato, ma solo una speranza che ciò che si spera si realizzi. La gioia dove sta allora? Non sta certo nella paura di innovarsi. Anzi, potrebbe diventare frustazione. Non so se si possa parlare di gioia della vita anche per coloro che, pur sapendo di non ottenere alcun risultato, osano. Si tratterebbe, probabilmente, di persone che vivono il momento trascurando il dopo (perchè non ci sarà nessun dopo, evidentemente).
Credo, ed è una considerazione assolutamente personale quanto fallibile, "che la vita per chi osa tentare / Possa essere una gioia" per tutti coloro che vivono "l'osare" come momento leopardiano di qualcosa che ancora non si è ottenuto. Quasi come fonte di felicità. E "il tentare" come mezzo senza il quale mai si saprà se si riuscirà ad ottenere qualcosa (una donna, una scoperta, un'invenzione, un'autorizzazione ecc.)
Va da sè che il "Sud dell'anima" (ho fatto una faticaccia a far mio il concetto...) è raggiungibile solo da chi "osa tentare" per il semplice
motivo che l'azione porta risultati, e fra questi quelli positivi. La staticità non paga. Un saluto agli eclettici Firefox
 
2) E' chiara la spinta a ricavarsi una nuova via, un nuovo dedalo di possibilità da creare e inseguire. E' lo spirito di un bambino che sboccia e dovrebbe essere lo spirito di ognuno di noi al mattino. Ma abbiamo troppo bisogno di avere bisogno sempre e comunque di qualcosa, fosse anche delle nostre radici, delle nostre consuetudini per avere il coraggio netto e purissimo, violentissimo per seguire la nostra indole più profonda. Adam Kolack
 
2) la parola chiave di questa poesia è "osare",perchè soltanto osando si possono ottenere cambiamenti, tutti i cambiamenti spaventano, ma non si potrebbero scoprire meraviglie se non si avesse la capacità di girare l'angolo. A volte le risposte che noi cerchiamo le troviamo anche nei nostri fallimenti, poichè loro ci danno l'opportunità di capire i nostri limiti e di poterci dare l'opportunità di percorrere altre strade pur non conoscendo la meta, ma avendo solo la consapevolezza di allontanarsi da cio che non riesce più a darci nemmeno "il sorriso" per affrontare una quotidianità. Savio Mangiatordi

2) la trovo bellissima.non importa se riguardi i rapporti amorosi o meno,in realtà secondo me abbraccia molti ambiti della vita di un individuo:tentare,provare,avere coraggio,per non vivere nell abbraccio dell ibernazione,dell incertezza,del dubbio-rimorso.tentare,riuscendo o meno,per trovare la pace con se stessi,per poter affermare che abbiamo fatto del nostro meglio.
Fabiola Civicchioni

2) La poesia pura da sensazioni. Riportarle a considerazioni mi sembrerebbe onanismo. un buon vino sa di buon vino, non vi violetta,muschio, tabacco masticato o brume di toscana all'alba..... Tommaso Onofri

INNOQUIZ 1

"...Il mio pensiero fondamentale è che la gente, per una legge di natura, si divide generalmente in due categorie: una inferiore (gli ordinari), ovvero per così dire, il materiale utile unicamente alla procreazione di qualcosa di simile a se stesso, e un'altra che è quella degli uomini, ovvero di coloro in possesso del dono o del talento di dire la loro parola nuova nell'ambiente.

A questo punto si intende che le suddivisioni sono infinite, ma i tratti distintivi di entrambe le categorie sono abbastanza netti: la prima categoria, ovvero il materiale, parlando in termini generali consiste in persone per loro natura conservatrici, ammodo, che vivono nell'obbedienza e amano essere obbedienti. (...)

Nella seconda categoria, invece, tutti violano la legge, sono dei distruttori, o sono inclini a esserlo, a seconda delle capacità. S'intende che i delitti di queste persone sono relativi, e dei più vari; perlopiù essi esigono, nelle forme più svariate, la distruzione del presente in nome di qualcosa di migliore. (...) La prima categoria è sempre signora del presente, la seconda categoria è signora del futuro. I primi conservano il mondo e l'accrescono numericamente, i secondi muovono il mondo e lo conducono verso una meta. Tanto questi che quelli hanno esattamente lo stesso diritto di esistere."

1) Da quale libro è tratto il brano  che avete appena letto?

2)Qual'è il nome del personaggio che pronuncia questa storica frase?

3) Che tipo di riflessione vi hanno suscitato queste parole?

Se sei già registrato invia le risposte al nostro indirizzo Email abituale. Se non lo sei registrati in 10 secondi clicca qui e inserisci le risposte negli appositi spazi del modulo alla voce innoquiz 1.

Di seguito le riflessioni degli Eclettici pubblicate man mano che arrivano:

3) le riflessioni sono tante, il tema non è dei più semplici da trattare. credo che non sia stata ancora definitivamente risolta la questione filosofica sulle differenze sociali, perlomeno la storia non ha dato un suo verdetto definitivo. credere che esistano dei "superuomini" è fuorviante: in base a quale criterio si stabilisce chi è un "superuomo" e chi non lo è, e soprattutto, chi stabilisce quali siano i criteri stessi? può esistere un dato oggettivo in tal senso? è evidente di no. ma è altrettanto evidente il contrario, cioè che non siamo tutti uguali e che la diversità di formazione e/o di istruzione fa la differenza nelle scelte che si possono fare. penso per esempio alla storia italiana recente: un popolo pasciuto a suon di telequiz, veline e altri modelli di successo che prescindono dalla cultura hanno generato una classe politica cialtrona che si sorregge su un consenso pilotato. ci crediamo liberi di esprimere un'opinione, ma non lo siamo veramente finché non abbiamo verificato le fonti delle opinioni che ascoltiamo e a cui sentiamo di voler aderire, ma molti preferiscono ignorare questo passaggio e fidarsi della versione dei fatti che ha maggior risonanza, a prescindere se i suoi fondamenti siano o meno corretti. lasciare a qualcuno la facoltà di infrangere leggi e regolamenti solo perché si sente (e magari è veramente) "migliore" può essere tragicamente pericoloso: nessuno potrebbe più impedirgli di abusare delle sue facoltà. saluti da ganfione

3) "Troppo spesso i politici sono persuasi non solo di dover ricercare la verità, ed è persuasione giusta e feconda, ma di conoscere già quella” verità, una” verità, e di non poterne tollerare la negazione. E questo è pericolo mortale. Non ha importanza la formula, con la quale l'oracolo conduce gli uomini alla scoperta della verità. Per Rousseau e Robespierre essa prende il nome di virtù, per Saint-Simon di religione della scienza, per Hitler di dominio del sangue e della razza, per Marx e Lenin di dittatura del proletariato. Le formule mutano e passano. La dottrina di una verità la quale, scoperta, deve essere riconosciuta ed ubbidita, rimane. La verità vive solo perché essa può essere negata. Essendo liberi di negarla ad ogn i istante, noi affermiamo, ogni volta, l'impero della verità. Luigi Einaudi. Inviato da eviargentina

3) Le riflessioni non sono poche, tra l'altro è tipico del nostro autore mettere in bocca a personaggi contraddittori verità profonde, e nel caso specifico il personaggio vuole dare una giustificazione a se stesso per aver deciso di uccidere una vecchia usuraia. Quindi una motivazione meschina che come per miracolo da luogo ad un'analisi un po manichea ma di grande efficacia e validità. E' sicuro che è sempre esistita ed esiste una èlite di persone che fa la storia e che cambia il mondo con le proprie idee e azioni. Da qui a delineare un'umanità di serie A e una di B ce ne corre. Spesso l'èlite prende spunto dai comportamenti più comuni per le proprie intuizioni; dalla resistenza al cambiamento spesso scaturiscono riflessioni profonde sulla necessità o meno di un cambiamento. Non è obbligatorio cambiare tutto, ci sono cose che vanno bene cosi come sono. Innovare è maledettamente difficile. E' molto difficile avere sempre capacità creativa, produrre sistematicamente nuove idee. Poi ci sono infinite resistenze, il peso e l'inerzia dell'esistente, la paura di sbagliare, la mortificazione del talento, la burocrazia,la difesa del potere personale. E ci sono gli errori degli innovatori anche: mancare di impatto,pianificare tutto a tavolino, essere incapaci di comunicare, perdersi in astrazioni, credere che basti la creatività per innovare.....   by Supersoul

3) Senza dubbio l'autore prende spunto da un fatto particolare (il contesto per giustificare le azioni di un personaggio), quindi indirizza e/o limita il discorso sulle categorie degli esseri umani. Faccio questa premessa perchè si dà per certo che la categoria di "coloro in possesso del dono o del talento di dire la loro parola nuova nell'ambiente" infranga la legge o sia incline a farlo.
Che esistano alla fine due categorie di esseri umani è abbastanza evidente. Da una parte chi applaude e dall'altra chi si inchina all'applauso (o ai fischi, a seconda), da una parte lo spettatore e dall'altra l'attore. Ma di entrambe se ne sente fortemente la necessità: nessuna delle due potrebbe sussistere senza l'esistenza dell'altra. Quale delle due è migliore? Nessuna ed entrambe al tempo stesso. Non esiste nessuna scala gerarchica a mio vedere, ma solo un proficuo vivere in simbiosi. Anche se la storia ci ha restituito esempi assolutamente negativi, della stessa negatività non va investita questa dualità. E' un po' come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: prendere come esempio della categoria Hitler piuttosto che Ghandi?
Anche Manzoni, un paio di secoli fa, si era accorto di questa simbiosi. Esiste, diceva, una moltitudine di uomini senza voce a cui dar voce. Ne "I Promessi Sposi", infatti, ha dato vita a questa folla silenziosa con l'episodio dell'assalto al pane. Tanto da persuadere il Bignami (se la
memoria mi assiste ancora), in uno dei suoi volumi da studio della letteratura italiana, ad inserire "IL POPOLO" nell'elenco dei personaggi de
"I Promessi Sposi". Un saluto agli eclettici. Firefox

3) Perché l’espansione delle idee, provocata da qualsiasi intellettuale, rappresenta una minaccia all'ordine degli Stati e delle società, che devono rimanere addormentate, ipnotizzate dall'abbondanza, dalla conformità e dalle informazioni. Quest'abitudine, quindi, tipica degli ignoranti formati da profeti”come Cohelo, etichetta il filosofo come un idealista, che non ha posto nel pensiero…moderno, o come materialista, che non può insegnare nulla di nuovo sullo spirito umano. Ma è da prendere in considerazione, che molte volte, un intellettuale abbraccia il materialismo solo per contrapporsi all'idealismo. Questo è capitato a molti filosofi moderni e contemporanei. Seguendo il pensiero di Kazantzakis, possiamo giungere a un raggruppamento di idee apparentemente contrapposte. Perché il nostro Dio non è una riflessione astratta, né una necessità logica, un edificio alto e armonioso costituito da sillogismi e fantasie. Non è una purissima, neutra, ermafrodita, inodore, distillata invenzione della nostra mente. E' uomo e donna, mortale e immortale, sterco e spirito. Fa nascere, feconda e uccide, è l'amore unito alla morte, e che da di nuovo la vita e nuovamente uccide, danzando dolcemente al di là dei confini della logica, poiché in essa non sono contenute le antinomie. Il mio Dio non è onnipotente, lotta, rischia ogni momento, freme, vacilla su ogni ente, grida. Incessantemente è sconfitto e di nuovo si erge, sporco di sangue e di fango, e ricomincia la lotta. Inoltre afferma: Sii dissidente, inquieto, insoddisfatto. Quando un’abitudine degenera in conformismo, distruggila! Questo è il grande paradigma del cammino dell'uomo. Se avete letto Nietzsche, vi avrete trovato la figura di un Superuomo pronto, già creato, cui non si può aggiungere nulla, pensato in modo tale da far sorgere la domanda se ci sia una differenza fra lui e un ideale teologico. Invece in Kazantzakis è palesato il cammino dell’uomo in lotta per salire, per diventare Zaratustra, che godette del suo spirito e della sua solitudine, né per dieci anni se ne stancò”già dalla prima pagina dell'opera. Ma per l'uomo reale non è così semplice. A mio parere è questa la grande, ma anche sottile, differenza tra il Nietzsche tedesco e quello greco. Cioè che mentre l'uno chiama Dio l'uomo, l'altro chiama Dio il percorso verso l'uomo. Vi saluto con questo scritto ringraziandovi di avermi dato l'opportunità di viaggiare altalenando nei meandri del pensiero. eviargentina

3) Mi pare un Nietzche acerbo e un po' ingenuo. Due idee mi assalgono alla lettura: innanzitutto la conferma che io odio le generalizzazioni e rachiudere i viventi in due categorie è folle oltre che pericoloso. La seconda che un sottofondo di verità si intravede in queste parole. Sono parole coraggiose che potrei porre poco prima della I o della II guerra mondiale, quando la spinta al supermensch è stata generalizzata e trainata verso un orizzonte ingoto e dannoso. Io preferisco però pensare a questo: che le categorie alle quali l'autore si riferisce possano essere ricondotte non all'umanità in quanto tale ma al vasto arco di persone diverse che possiamo essere. Ovvero: ognuno di noi può essere conservatore, se lo vuole, ed in alcune parti anche innovativo. Siamo degli inisemi instabili fatti di diverse metà (ecletismo-conformismo; materiale-spirituale; egoismo-altruismo ecc...) le cui dosi cambiano con l'umore, con le ore e con le pulsioni di origine ignota che ci afferrano.  E' una sorta di eclettismo personale e definitivamente una forma di intelligenza che noi stessi mettiamo in campo quando ci raffrontiamo con i mille io del nostro prossimo. Adam Kolack

3) gli esseri viventi, dunque, si dividono in 2 categorie, gli ordinari che sono gli animali, per me, e una seconda categoria, coloro che si contraddistinguono, dalla loro capacità di provare emozioni, che lo portano all'evoluzione.
Tutti gli uomini, violano leggi e uccidono, con le parole o con i fatti e le armi, tutti senza distinzione. Ghandi, il Papa Giovanni Paolo II, sono stati grandi uomini, che si sono differenziati, per la loro bontà d'animo,chiaramente non paragonabile con una persona qualunque, come per Hitler o altri "cattivi".

L'uomo cattivo, è come il leone tra le leonesse, è egoista e prevale con la forza, sempre.
L'uomo buono, è una parte di qualcosa di più grande, un bene per tutti, che mai nessuno seguirà pienamente.
Nell'uomo non può esistere solo luce ed oscurità, ma la stessa luce e la stessa oscurità devono vivere in armonia. credo sia questo l'uomo perfetto, colui che arriva al futuro. Persone come Leonardo da Vinci o Newton, che hanno segnato il nostro futuro, secondo me, sono esempi di una coesistenza del bene e del male, la forma primaria della ragione. Savio Mangiatordi

3) cosa dire:ignorantemente non so chi abbia scritto questo racconto,ma mi trova d'accordo in parte,pur piacendomi molto.trovo corretto che esistano due categorie di individui,i distruttori e i conservatori,naturalmente i distruttori sono di fondamentale importanza,portano rivoluzioni,cambiamenti...ma i cambiamenti cosa sono sostanzialmente?l avvento di internet?la rivoluzione francese?la caduta del muro di berlino?certo sono stati cambiamenti fondamentali...ma chi dice che i conservatori non siano portatori di nulla di nuovo?non cambiano forse le piccole cose giorno dopo giorno?non sono forse quelli che si uniscono ai distruttori per aiutarli nella loro missione?i distruttori potrebbero forse cambiare le cose in larga scala se non fossero anche i conservatori ad aiutarli? Fabiola Civicchioni

3) non ricordo il none del personsggio ma ricordo che cerca di giustificare con questi suoi ragionamenti il suo delitto. é un atteggiamento che avrebbe portato alla nascita dei Fascismi. O dei comunismi. la supremazia dell'idea sulla vita quotidiana. l'alibi del dittatore. la democrazia è molto meno romantica e molto più faticosa. Tommaso Onofri

 

la-pietra-di-paragone-blog

 

 

 

Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Scambio Link

Associazione culturale Il circolo degli eclettici tutti i diritti riservati - Via delle rimembranze,3 Amelia Italy

Powered by AtlaS

  Site Map