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RACCONTO

Quello che state per leggere è il racconto scaturito dal nostro Eblog di scrittura collettiva. E' stato scritto a più mani e chiaramente per pubblicarlo sul sito e renderlo leggibile abbiamo operato dei tagli e delle giunture. Parte del testo originale è stato tagliato anche per riutilizzarlo più avanti. Il racconto non ha un titolo e saremmo felici se qualcuno di voi eclettici provasse a trovarlo e ce lo inviasse.

Buona lettura:

Racconto con tanti autori e nemmeno un titolo


L'asfalto era livido, sembrava di stare in America quando piove. Menino e Francis si strinsero nei loro cappotti per resistere a quel freddo pungente. " Un momento.. ma quella ragazza, al bar, sbaglio o l'abbiamo già vista?" disse improvvisamente Francis.
Menino guardò l'orologio"E' l'ora della rissa?" rispose, indeciso fra l'ilarità e la disperazione. Si perchè Francis faceva a botte una sera si e una sera....tutte le sere.
Facevano i musicisti, Menino alle percussioni e Francis alla batteria, suonavano con 4 gruppi diversi, praticamente tutte le sere. Spesso facevano tourneè nel nord Italia o in Francia, in Austria, Germania....Spesso non ricordavano con precisione in che città fossero, ma Francis ricordava perfettamente come doveva fare a scatenare una rissa. Il motivo era sempre lo stesso : una donna, magari accompagnata, che Francis sceglieva alla fine del secondo brano della scaletta, e che poi fissava per tutto il concerto.

Menino era un indio della Patagonia di un metro e novanta e Francis un basco autentico di un metro e sessanta. Insieme facevano l'articolo "il" con grande disinvoltura. I loro amici più cari erano anche loro musicisti (gioco forza) e suonavano spessissimo insieme.
Richard al basso, un Camerunense le cui mani erano grandi come Francis, e Pascal alla chitarra, un francese di origini giamaicane la cui dolcezza e affabilità faceva da cantrappunto al clima generale del gruppetto. Spesso erano chiamati tutti e quattro a fare la ritmica a grossi nomi del jazz o a suonare in dischi di tutti i generi. Avevano un manager italiano, Michele, che si dava da fare per farli suonare ed era anche un vero amico.

Il fumo del locale era solido, freddo, e la porta d'entrata creò un piccolo vortice chiudendosi alle spalle di Menino. Aveva tentato di fermare l'amico, con una inutile mano sul braccio, ma Francis aveva già lo sguardo fisso di chi vede lontano. Un jazz stazzonato e distratto avvolgeva i clienti, ma per Francis era già un richiamo. Come un vecchio lupo si aggirava tra i tavoli, cercando un posto, il suo posto. Ma sapeva bene dove dirigersi. Doveva solo affinare la tattica. Menino temeva questi momenti, ma ne era anche affascinato. Temeva la potenza esplosiva di Francis, la sua improvvisa sterzata ed aveva anche imparato a leggerla in quel lampo di divertimento che Francis emanava dagli occhi poco prima di erompere. Lo affascinava la determinazione e quel qualcosa che a lui pareva anche entusiasmo, dedizione in quelle azioni che spesso andavano a finire in rissa, ma che con sempre maggiore certezza credeva trattarsi quasi di arte, di visione estetica. Restava sempre inertre, inebetito quando Francis partiva e puntava la donna. C'era qualcosa di ineluttabilmente ancestrale che lo soggiogava.

Carmen era una bella donna con lunghi capelli scuri ondulati raccolti in una treccia lunga fermata con un nastro rosso. Portava un lungo e seducente abito scollato sulla schiena fino a scoprirle i fianchi che scendeva sinuoso segnandoli un poco; un lungo spacco centrale le scopriva le lunghe gambe vestite con autoreggenti a rete di colore nero. Era nero anche l'abito con una rosa rossa appuntata proprio dove i seni prorompenti straripando dalla scollatura generosa si raccoglievano per il sogno erotico maschile. Cantava una languida canzone con la sua voce roca impastata dal fumo, quello del locale e della sua sigaretta da cui non si staccava mai, neanche quando cantava. Si guadagnava da vivere così, Carmen, donna provata dall'alcol, dal fumo e dal sesso, unici compagni di viaggio di una vita tanto amata quanto vissuta che tuttavia non avevano scalfito la sua bellezza, anzi le donavano quel fascino particolare di quarantenne esperta e generosa. Alla vista di Francis un sussulto del cuore la fa trasalire, un brivido le corre lungo la schiena nuda e la fa impallidire, la voce trema un poco ma l'incedere sicuro e lo sguardo profondo dell'uomo che trafiggendola la possiede, riesce a placare l'ansia e il desiderio che piano piano l'avvolge, scalda la sua voce e la melodia addolcisce l'aria del locale impregnato dal fumo. A Menino parve di udire il clangore dei due sguardi che s'incrociavano e s'incontravano. Due spade d'acciaio brillante l'una di Francis l'altra di Carmen. Un attimo prima saettavano languide in giro per la sala, finchè i loro archi si toccano. Ecco, Menino sa che ora Francis sembra non sentire e non vedere, anche se è come un cane di punta, con ogni muscolo pronto a guizzare. Un muscoletto qualsiasi del collo di Francis pulsa di suo, come un piccolo cuore e sembra l'unico particolare scoordinato del suo amico, del suo cavallo di razza. Potrebbe scommettere, Menino, ora su Francis, anche se alla fine, forse, chissà, ci sarà qualche occhio nero e qualche nocca sbucciata.
Francis di suo respira lungo. La musica cambia. Un rock pulsato classico, educativo direbbe Francis, la chitarra che aggetta nell'aria diteggiature ardite che si avvinghiano carnalmente con la sezione ritmica. Ma quel pulsare di basso è il pulsare del cuore di Francis. La spada incrociata con Carmen. Nel resto del locale l'atmosfera si scalda; gli abituali avventori che già pregustavano il finale che lei era solita offrire, avvertono odore di bruciato, la delusione serpeggia nel loro animo e la vendetta si fa strada nei loro cuori. Quasi contemporaneamente e senza consapevolezza alcuna ma mossi da ormonale ardore si preparano fiutando il pericolo. Francis sembra ipnotizzato da quella visione e il fermento che si avverte intorno lo eccita ancora di più; sembra intenzionato a proseguire ma.. improvvisamente si ferma tutto: black out.
La situazione già tesa, precipita e sfocia nel caos più totale. Col buio tutto è permesso: mani che toccano, pugni che colpiscono innocenti, sgambetti involontari, furti dal bar e via dicendo. In pochi istanti il locale diventa l'inferno in terra. Francis, dotato di occhi felini, si muove a suo agio e, anche se distratto dal casino generale, non perde di vista il suo target e arriva a pochi centimetri dalla cantante."Sono Francis, l'uomo che sogni da sempre!" Le sussurra nel buio in un orecchio.
Un urlo dal fondo del locale scompiglia i rissosi, ritorna la luce e tutti vedono chiaramente quello che sta succedendo: Francis stà baciando Carmen e Menino stà picchiando Al, Didier, Frederic, Adolf, tutti insieme. I quattro sconosciuti avventori ( so i loro nomi per tigna) stanno per avere il sopravvento, ma ecco che arrivano i nostri: Richard, Pascal e Michele suonano la carica e si avventano sui quattro energumeni come un sol uomo, poi si ridividono in quattro e ognuno prende il suo uomo ( ma non erano tre?). La cronaca : Menino è esausto ma sferra uno schiaffo a Adolf che nel frattempo viene preso a calci da Pascal appena entrato, Richard fa roteare le sue mani-pala così velocemente che in pochi istanti la temperatura del locale si abbassa di 5 gradi; nel frattempo Michele se la vede con Frederic (cosa????). Francis seguita ad esplorare con la sua lingua Carmen. E Didier e Al? Sono volati via nel momento in cui Richard è andato a regime con le sue pale-mani.
La rissa volge al termine , l'arbitro consulta il cronometro il quale gli risponde picche. Panico, incertezza. Francis non smette di esplorare Carmen, che già da un po ha preso a battere un piede in terra in segno di resa, ma lui non molla. Sa che quegli istanti sono unici, irripetibili.

A derimere la situazione ci penserà la pula, prontamente intervenuta dopo mezz'ora. Apparte il freddo, gli sbirri dovettero affrontare diverse situazioni spinose: staccare Francis da Carmen, fermare Richard , abbattere Menino, non farsi abbindolare da Michele, ritrovare Al e Didier. Ci vollero alcune ore.

La mattina dopo i segni della notte brava erano graziosamente disegnati sulla faccia dei protagonisti. Fecero praticamente fuggire tutti i clienti del bar dove entrarono a fare colazione. Un bar italiano di quelli fornitissimi e veloci. Carmen barcollò a lungo prima di trovare la strada per sedersi, poi lo fece pesantemente. Menino era nascosto dai lunghissimi capelli neri, Francis era gonfio come un rospo innamorato, gli altri essendo neri sembravano indenni da segni. " Ma mi spieghi perchè abbiamo dovuto pagare i danni solo noi?" chiese Francis " Perchè sennò andavamo in galera, tutti, mio caro" rispose un po seccato Michele." E gli altri? Quelli che mi hanno gonfiato di botte, tutti innocenti?" " Si Francis, l'unico con precedenti e recidivo eri tu! E noi i tuoi complici."Ecco questo era quello che imbestialiva Francis: era sempre colpa sua. Ma lui non aveva fatto niente, erano anni che non faceva niente per scatenare risse e che inesorabilmente le scatenava.

"Siete stati fantastici" irruppe Carmen trangugiando il suo gin. Francis, che non aveva mai smesso di fissarla, sobbalzò sulla sedia e percepì un certo dolore alle costole. Con due occhi ridotti a due feritoie continuava a studiare quella donna, materializzatasi all'improvviso da un sogno fumoso e adesso incomprensibilmente reale, lì a un metro, spudorata alla luce del sole, a far colazione col gin. Era la prima volta che accadeva una cosa del genere. Che, dopo la rissa, la donna all'origine di tutto seguisse Francis e la sua banda piuttosto che mandarli a quel paese. Una mossa che rendeva Menino sempre più nervoso, mentre nel piccolo batterista basco montava l'eccitazione. Menino guardava ogni tanto Pascal, Richard e Michele che però erano troppo intenti a recuperare le forze a suon di brioches e spremute di arancia. Francis lanciava interminabili occhiate alla seducente donna che gli sedeva di fronte. Senza pretese, senza inibizioni, sicura di sé stessa ma priva di superbia. Mentre la osservava sorseggiare con attenzione il suo caffè bollente, ripensava alla notte brava appena trascorsa: aveva assecondato la sua impulsività più del solito, senza risparmiare colpi a nessuno, i lividi viola su tutto il suo corpo ne erano la diretta testimonianza. Carmen rideva e lo fissava ostinatamente, come per rivendicare il possesso su una cosa ormai di sua proprietà. "Credo che tu Francis debba delle dannate scuse a tutti...in particolare a Carmen! Non trovi?!" Risvegliato bruscamente dall'assoluta contemplazione in cui era caduto, Francis si rivolse all'amico: "Avanti Meninuccio! Davvero non vedi? L'ho salvata...adesso ha la fortuna di sedere al nostro tavolo..." Così dicendo rivolse un sorriso ironico e appassionato alla donna, che scoppiò in una fragorosa risata: "Beh questo è tutto da vedere Signor Francis...potrebbe anche stupirmi mah...mai dire mai!" Francis passo' la mano. Non aveva voglia di parlare la sera e non aveva certo voglia di parlare al mattino. Quel mattino più del solito. Eppure qualcosa gli premeva da dentro. Qualcosa che non era il pastis buttato giù poche ore prima e che ora gli schiaffeggiava lo stomaco. Quella donna non aveva capito con chi aveva a che fare. Non avevano capito nemmeno Michele e quei due che gli sedevano di fianco. Troppo presi con la marja e i ritmi dei loro merdosi strumenti da quattro soldi per poter avere un peso, in peso qualsiasi, nella sua vita. Francis decise che non era quello il momento di farglielo capire. Quella era una giornata da giocare in difesa, mirando a uno squallido pareggio. Così, che quando Richard smise per un attimo di tamburellare con le sue fottute manacce sul tavolino unto e si girò verso l'entrata attratto da un ombra sulla soglia, Francis seguì lo sguardo del nero verso la porta. Così, tanto per fare. Tanto per cambiare discorso. Non avrebbe mai immaginato chi sarebbe entrato nel locale. "merda" sbuffò girando le spalle. L'uomo era fermo sugli scalini e cercava in giro. Quel coso aveva un naso da tartufo, un culo grosso e un addome flaccido. Dovrà aver avuto oltre i cinquanta. Roba che a sbatterlo per terra non ci sarebbe voluto più di un secondo. Ma era il secondo sbagliato, in quel secondo. Francis mise una mano sul suo volto crudo poggiandola come un ventaglio. La barba era corta e dura, la pelle odorava di sudore e saliva. Le sue spalle si inarcarono per un attimo. L'attimo in cui gli altri presero a fissarlo. Un gesto da donnuccia. Una mossa innaturale. Era tutto come al solito, tranne che per quella mossa e quello stronzo all'entrata. "Merda, cosetta quello non sarà mica tuo marito?" disse in un sibilo che saettò verso Carmen in uno sputo. Non era il marito, e Carmen glielo fece capire mollandogli uno schiaffo chiarificatore. Quello sulla porta era suo padre e Francis l'aveva offesa due volte. Xavi, così si chiamava, si avvicinò alla coppia (ex?) turbato dalla reazione della figlia. Lei fece le presentazioni e lasciò di stucco il povero Francis che ancora si teneva la guancia colpita. Ma le sorprese non erano finite: in quello stesso istante entrò nel bar un altro uomo sospetto in quanto indossava solo un pigiama con fantasia di cammelli verdi su fondo giallo.
Era veramente troppo per tutti i presenti. Senza un'apparente ragione (se non il pigiama), tutti se la presero con il nuovo venuto, sfogando su di lui tutto il nervosismo accumulato. Ma lui li zittì con un gesto perentorio della mano e attaccò una canzone di una bellezza struggente..
Accade raramente che il silenzio abbia la velocità di un lampo a farsi strada. Fu quello che accadde in quel locale: nel tempo di un nanosecondo, tutto tacque appena quel tizio mise in moto le sue corde vocali. Un po' per lo stupore. Un po' per la melodia. Tutti furono attratti - e zittiti - da questo misterioso personaggio.
Il suono della sua voce si diffondeva per la sala come quello prodotto dal piffero di incantatori di serpenti. Quelle note stavano piacevolmente eccitando le menti di tutti i presenti, senza bisogno di altre diavolerie da trangugiare o fumare per metterle in moto. In alcuni questo stimolo si traduceva in allegria, in altri tristezza, in altri ancora in "gioiosa malinconia".
Michele sembrava stesse impegnando tutti i suoi neuroni nell'analizzare gli impieghi possibili di quell'individuo per dare finalmente una svolta all' attività. Pascal e Richard concepivano un arrangiamento e si infiammavano nel proiettarsi in quello che consideravano già un successo.
Carmen era assolutamente assente. Anche il livello del suo gin era immobile come i suoi occhi. Fermi a guardare il tizio esibirsi allo stesso modo di chi guarda i movimenti del cucchiaino nel caffè dopo il risveglio: lo sguardo è là ma i pensieri viaggiano in tutt'altre direzioni. Chi o cosa l'aveva rapita? Il canto struggente o l'uomo misterioso?
Francis stava volando. Pindaro gli faceva un baffo. Oggi paragoneremmo i suoi voli ai ping fra più server collocati in ogni angolo del mondo. Non riusciva a smettere di staccare gli gli occhi da Carmen. Era riuscito a vedere cosa sarebbe successo se avesse dato sèguito alle emozioni che stavano sbocciando per lei. Ed era riuscito a vedere anche la fine di quella storia mai iniziata davvero. Contemporaneamente già aveva individuato una preda da azzannare per votarsi, così, al sacrificio.
Menino era l'Ulisse di turno: l'unico a non essere incantato dalla melodia. E senza neppure aver dovuto infilare nelle orecchie chissà cosa... Era tutto preso da Francis. Lo osservava. Lo scrutava mentre guardava Carmen che lui stesso aveva notato assente.
"...proprio ora doveva sbucare dal nulla questo stronzo... e che cazzo!". Era il pensiero che stava accompagnando Menino nel guardare Francis. Nessuno si era mai chiesto perchè Francis avesse quei lampi negli occhi prima di combinarne una delle sue. Tutti avevano saputo che gli piacevano donne impegnate. Nessuno che avesse dato VERAMENTE una risposta al perchè volesse solo donne di altri.
Ancora una volta Menino riuscì ad intravedere quel lampo negli occhi di Francis nell'attimo esatto in cui si accendeva. Fu più svelto Menino una volta tanto ad anticipare lo slancio di Francis e placcarlo come fa il più bravo degli Outside linebacker durante un superbowl. Lo bloccò così violentemente che la spinta di Menino su Francis, impossibilitato a muoversi per il placcaggio, terminò direttamente fuori dal locale.

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