la-pietra-di-paragone-blog

PALESTRA DI SCRITTURA

Per adesso sono attive due sezioni : una dedicata alla scrittura collettiva e l'altra alla raccolta di vostri scritti originali. 

ESPERIMENTO DI SCRITTURA COLLETTIVA

E' in atto dal 13 marzo scorso e ha già raccolto 20 interventi, e la storia si fa sempre più intrigante e piena di sorprese.

Per leggerlo e contribuire a scriverlo

 clicca QUI

 

RACCOLTA DI SCRITTI ORIGINALI

In questa sezione daremo spazio alle vostre creature e a chi vorrà commentarle, revisionarle, dare dei consigli, denunciarne la non originalità e via dicendo.

Se sei già registrato inviaci i tuoi interventi o le tue opere al nostro indirizzo abituale.

Se non sei ancora registrato fallo in 5 secondi clicca QUI

L'ultimo scritto arrivato è di Savio Mangiatordi ed è anche questo multimediale: va letto ascoltando questo brano The Almighty

Revenge is for angels and demons

                                                                   
E' bastato poco, per mandarlo all'altro mondo, il suo cuore era fragile dopo tutto, ho visto la sua vita abbandonarlo, e quegli occhi, non li dimenticherò mai, brillavano di un azzurro intenso, quel colore che sa di morte, un azzurro spaventoso, che dilatava le cornee, non avevo mai visto degli occhi così cattivi, diventare fragili in un attimo. Mi era bastato premere il grilletto, e subito fu fatta. Era morto. Si era accasciato a terra, e ancora lì se ne stava a guardarmi intensamente.
Tutto cominciò quella sera......
Era inverno, una gelida neve ricopriva le strade del mio paese. Era quasi Natale e si sentiva nell'aria, il sapore dei biscotti appena sfornati, il caldo della famiglia, un calore e un sapore che mai dimenticherò.
Eravamo in casa, proprio la notte della vigilia di Natale. Stavamo cenando, tutti insieme, eravamo felici all'epoca, mi ricordo ancora il sapore delle delizie che mia madre soleva cucinare. Fu un Natale che mai scorderò.
Era quasi mezzanotte ormai, dovevamo festeggiare la nascita di Gesù, ricordo ancora, quando io, mia madre e mio padre, stavamo intorno all'albero, col presepe davanti, a pregare la fine del giorno e l'inizio del Natale.
Non sò proprio come spiegarvi cosa successe alle 12:01 esatte del 25 dicembre, quel dannato giorno, che ha segnato la mia vita.
Il fatto è, che mio padre, si alzò di scatto da terra, mentre noi stavamo ancora pregando e corse in cucina. Disse che doveva prendere una sorpresa per Natale, "un regalo" disse. E fu li che, a tre metri di distanza, proprio nella cucina sentimmo uno sparo. Il rumore rimbombò per tutta la casa. Non ricordo nemmeno quale fu la mia reazione, ricordo soltanto che corsi ulrando di terrore verso la cucina. E da li che la mia vita cambiò. Lo vidi, "lui", con la pistola in mano, che puntava sulla mamma. Poi sparò. Un colpo in testa dato con la massima freddezza. La mamma cadde, come fosse un peluche. Ed, io piccolo com'ero non potevo fare altro, se non guardarlo con occhi lacrimanti. Tutto quello che dissi fu:"p-perchè?!", poi sentì una botta forte in testa, come uno schiaffo, ma più duro, che mi prese in pieno le tempie. Caddi e svenni, mi aveva colpito con il manico della pistola, magari sperava che mi dimenticassi.
 
Mi ci sono voluti 20 anni per rintracciarlo, per sapere perchè avesse fatto una cosa terribile come quella, ed ora,a 38 anni, finalmente mi sono vendicato.
Le ricerche su di lui furono complicate, mi serviva tutto su di lui, perchè non sapevo niente.
Lo fece per soldi, esatto, solo per soldi, eccoli i soldi perdente, se li vuoi te li do volentieri! Com'è bello vedere i soldi, che nell'aria non trovano nemmeno la forza di cadere......
 
Lo avevo preso in pieno petto, gli si vedeva il cuore, straziato e bucato, colmo di sangue. L'ultima parola che disse fu "tu?!?", ah mi viene da ridere , pensando a lui, che mi ha rovinato la vita, solo per soldi, per avere una villa stupenda, una donna stupenda e una vita perfetta, al costo della mia...
Quasi, quasi uccido la sua donna, anzi, prima è meglio farla soffrire, deve sapere con che mostro ha vissuto per 20 anni!
La vendetta è molto più bella di quello che si dice in giro, è un veleno che ti consuma, è come una droga, che ti da un piacere, ma che ti uccide allo stesso tempo!
A me piace e mi ha dato la forza di ucciderlo!
 
Di chi parlo? Ma di lui, chi se no? Secondo voi chi potrebbe uccidere una persona per eredità? Chi per soldi rinnegherebbe anche suo figlio?
Quella sera, in cucina, mio padre, sparò a vuoto, solo per spaventarci!
MAMMA ti ho vendicata!
Senti? il sapore della dolce vendetta?
O vuoi diventare pazzo, come me? Lui ha vinto e sempre vincerà, un suo gesto egoistico, ha ucciso 2 persone , me e mia madre, e in un colpo solo si è sparato in testa. Ha vinto. Sia che lo avessi lasciato in vita e che se lo avessi ucciso. Il male trionfa....?
Non stavolta! Perchè sono io il suo erede no? ;)

L'ultimo inedito è di eviargentina :

Una Fanta in quattro

 

Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag.
... E viaggiare nel cassone posteriore di un pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Si beveva l'acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia.
Che orrore!!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri giocattoli". Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema.... noi da soli!!!
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti... e non c'erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa.
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero... ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, nè il Nintendo, nè dei videogiochi.
Nè la TV via cavo, nè le videocassette, nè il PC, nè internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!
Senza controllo! Come siamo sopravissuti?!
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore!!! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.Com'erano dolci e lunghe le serate d'estate guardando il cielo per vedere le stelle cadere. Ciao a tutti, da quando sono entrata in questo sito non riesco più a non visitarlo.

 

Il secondo esercizio di Firefox è umoristico il giusto:

L'aspirapolvere


Domenica mattina.Aroma di caffè. In tutta la casa. Purifico il mio senso di colpa preparando la colazione per mia moglie un giorno su sette. Qualche accorgimento coreografico et voilà! Le faccio un po’ di coccole. Uno stretto abbraccio, qualche bacio. La guardo in quegli occhi nei quali (e per i quali) mi sono perso. DRINNNGG!!! [squilla il telefono]

E'’la mia stupenda cognatina. Sento il mio angelo (che mi sto coccolando) fare affermazioni sospette. Andiamo allo store? Al ritorno dell'aeroporto possiamo fermarci nella zona industriale. Accoppiata Cippone/Mercatone Uno, perfetto. Questo pomeriggio intorno alle tre, bene. (Bene un par de balle!!!)

Il mio buon proposito di perfetto marito stile Mulino Bianco, tutto sorrisi ed amore, si è schiantato contro quel dialogo telefonico.

Shopping alle tre di pomeriggio?? Di domenica??!!  [abbaio!!!] BAU-BAU-BAU-BAU-BAU (per chi non mastica dialoghi cinofili, traduco NON-SE-NE-PARLA-PER.NIENTE!!!!!!!!)

Volete farmi guidare anche di domenica??? Dal lunedì a venerdì subisco trasformazioni strutturali, degne di spot pubblicitari di ultima generazione: inizio ad abbagliare con i miei occhi (e vi giuro, non per provarci!!!), passando per la trasformazione dei miei arti in trazione a quattro ruote motrici. Terminando la mia settimana, il venerdì sera, in balletti che restituiscono alle auto la conquista della posizione eretta…

Sono un animale da 70mila - 80mila km/anno io !!!. Sono in cima alla catena inquinante  merito un po di rispetto, no?

Spengo il diavoletto che si è instaurato in pianta stabile sulla mia spalla destra. Ammicco, o tento di farlo, all'angioletto alla mia sinistra.

Vince il diavoletto.

Il mio tentativo di purificazione è andato a farsi benedire !!! Definitivamente!!!

Medito vendetta. Il machiavellico principe che è in me, anche se arrugginito, prende forma.

Mi impegno ancor più nelle mie effusioni (PPRR.PPRR.PPRR.PPRR.PPRR.PPRR.PPRR…). Gatto in calore come genere, mentre mia moglie sorseggia il caffellatte e legge i suoi appunti. L'abbraccio dalle spalle, le stampo un bacio sul collo.

Quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima, mi dice. Non voglio l'anima, penso, voglio solo gustarmi oggi la poltrona in tutto relax.

No…! non girarti ! non guardarmi ! non riuscirò a reggere il tuo sguardo di cucciolo. So come andrà a finire: mi farai gli occhi dolci e non resisterò…

Ore 15.30, entriamo nello store.

Primo acquisto una scopa elettrica!!!??? Ce ne porti una confezionata, non ce ne sono più, quale prendiamo?, è l'ultima rimasta prendete quella in esposizione, neanche un cartone!?, nuda e cruda così come la vedete, ok passiamo a prenderla a fine giro, no potrebbe acquistarla qualcun' altro.

Prendo il piccolo elettrodomestico. L’istinto è quello di mettermelo sottobraccio. Uhm è troppo grande. Lo prendo allora dalla maniglia. Uhm mi stavo portando dietro lo scaffale dei videoregistratori. Decido allora di prenderlo in braccio, come un cucciolo.

Ore 16.30 Mugugno. Siamo ancora nel reparto elettrodomestici. La scopa elettrica è ancora in braccio a me.

Ore 18.00 Siamo entrati nel reparto arredamento: cucine, camere da letto, camerette per bambini e quant'altro. Rimugugno. Sono sempre più abbracciato alla scopa elettrica, con la quale inizio anche a scambiare qualche parola.

18.30 siamo ancora qui.

Faccio finta di non capire. Cerco di guadagnare le casse per l’uscita. Sono gelato da un urlo che squarcia lo store DOVE VAI!!!??? Hai sbagliato strada! Come ho sbagliato strada, sono libero di andare dove voglio, avremo diritto io e la mia scopa elettrica ad un po di privacy. Devi seguire le frecce, sei contromano!!! Un attimo, metto su le quattro frecce lampeggianti, attendo che la fila che mi viene incontro defili, un'ultima occhiata per essere certo che nessun vigile mi muti per l’inversione ad U che sto per effettuare e…ZAC!!! Fatto.

19.30 Finalmente siamo alle casse. Paghiamo.

A casa riponiamo ogni cosa acquistata al proprio posto. Sono un po imbronciato.

Quel tesoro di mia moglie credo mi voglia un po coccolare. Sa quale sacrificio ho sostenuto oggi. Sei triste? Mi chiede. Si, sono triste. Grazie per averci accompagnato, sei un tesoro. Non sono triste per la giornata allo store. Per cosa allora? Non voglio separarmi dall'elettrodomestico: mi sono innamorato dell'aspirapolvere!!!

 

Ecco un'altra creatura che vede la luce. Anche questa la si può definire multimediale in quanto riferita ad un brano di Miles Davis che puoi ascoltare cliccando QUI

 

Fat time

A volte capita di scegliere per caso la colonna sonora perfetta. Stamattina ero in macchina come al solito verso il mio ufficio, come al solito con la musica a volume inopportuno, circondato da un grigio che a tratti virava decisamente verso il nero. Sembrava di andare dritti in bocca a Satana, davanti a me vedevo saettare, pensavo: 'Giove pluvio stamattina s'è svegliato prima di me'.

Fat Time, del quintetto più rock che Miles Davis abbia mai messo insieme, con la famigerata chitarra di Mike Stern, un jazzista con la presenza e il fuoco di un rocker. Note pesanti, il basso di Marcus Miller che scava nel profondo più profondo a cercare note vicino all'inudibile, una ritmica serrata e quasi marziale, come un continuo presagio di accadimenti ineluttabili.

Davis comincia, non c'è tema da esporre: la sua musica nei primi '80 era affidata alla sensazione del momento, nessun musicista doveva essere legato più di tanto: poche note di riferimento, oppure anche soltanto un 'mood', un sentimento da indossare e interpretare, improvvisando su un canovaccio armonico-ritmico. Il suo assolo trasmette disagio, tensione irrisolta.

Prosegue Bill Evans, il suo soprano è lamentoso e quasi ipnotico, ma non scuote il cielo. Cosa che fa Mike Stern... poche note introduttive del suo assolo, l'ultima lasciata lunga, poi pare di vederlo mentre in perfetto shoegaze cerca in terra i pedali degli effetti, ne accende due. Il suono che esce fa tremare i pilastri su cui è appoggiato il cielo... e infatti, a quel segnale di Stern, tutto il cielo viene giù, tutto insieme, tutto sulla mia macchina. Il tergicristallo non ce la fa a buttare via l'acqua, e sto praticamente guadando un torrente... anzi, lo sto attraversando! Molti si sono fermati, io proseguo, non posso interrompere Stern, devo lasciarlo commettere il suo errore - con Davis era sempre buona la prima - e devo proseguire con lui la cavalcata. Miller e Foster stanno bussando a pugni uniti al portone degli dei della ritmica, solo l'errore di quadratura del chitarrista riporta tutto a dimensioni più umane, e contemporaneamente la pioggia diminuisce...

'Al mio segnale, scatenate l'inferno'... questa l'ho già sentita. Chi si credeva di essere, quello Stern???

ganfione

 

Il primo lavoro che pubblichiamo ce l'ha mandato Firefox ed è un opera multimediale, infatti va letta ascoltando un brano musicale e più precisamente "Come sei veramente" di Giovanni Allevi che puoi ascoltare cliccando QUI  e riducendo a icona per leggere il testo:

LA LEGGENDA DI UN PIANISTA


Le sue mani erano ali che volavano leggere sulla tastiera come guidate da una Musa ispiratrice. La sua mente non poteva interferire nell'esecuzione di quella musica che aveva voluto comporre per lei. Ogni nota accendeva l'immagine di un ricordo, sequenza di diapositive ora a colori, ora in bianco e nero. Tutte vibranti e simili a fili d'erba in un campo soffiato da leggera brezza. Ogni ricordo una nota, ogni accordo una storia, ogni sequenza una esperienza ed una emozione.
L'ispirazione gli aveva permesso di comporre in mente, in un istante, una musica nata da lei e suonata per lei.
Intro melanconico. Animo inquieto e triste. Quell'andamento zoppicante delle prime note, di chi stanco trascina le proprie gambe svogliatamente in un incedere apatico, di resa. Segue una dolcezza infinita di lacrime che affogano ricordi ancora troppo vivi. Dolci, dolorosi, laceranti, stupendi. Più sono belli più fanno male. Il dolore è riversato nelle note ancora una volta claudicanti, come se il ricordo, in un circolo senza soluzione di continuità non gli desse pace… resa-ricordi-goia-dolore-resa…un ciclo senza fine. Un ciclo che lo avrebbe condotto alla disintegrazione dell'animo, dopo che il suo cuore fosse esploso definitivamente.
Aveva un solo mezzo per evitare che implodesse trasformandosi in un androide, senza anima e senza cuore, freddo come il metallo di cui è composto: suonare! E lui suonava, suonava in continuazione. Sempre. Ogni minuto della sua giornata. Ovunque. In qualsiasi posto. Per lavoro, circondato da gente che non vedeva, non percepiva. Erano lì intorno a lui. Lo applaudivano, ma la sua mente viaggiava. Alta nel dolore e nei ricordi. Aveva smesso anche di chiedersi “"e se fossi riuscito a prendere il coraggio a due mani e le avessi parlato di noi?"

Gli applausi forti, ad esecuzione in corso, non lo distoglievano. Con lui era sempre presente la sua Musa, quella stessa Musa che lo aiutava a non cadere. La sua Musa che accompagnava le sue mani nei voli su quella discontinua serie di ebano ed avorio. E ad ogni passaggio, un soffio magico nel quale era possibile distinguerla intenta a spargere polvere di stelle sfavillante.
Le note si alzano di un'ottava. Siamo quasi alla rassegnazione definitiva di chi decide di mollare anche il dolore per provare a darsi un'altra possibilità, consapevole che alzarsi avrebbe voluto dire affrontare le difficoltà a testa alta. Ma la tristezza aleggia ancora nelle sue note. Non sarà facile dimenticare il suo volto, non sarà facile dimenticare il dolore. Non sarà per niente facile dimenticare i sogni. Così le sue note diventano leggere, fresche come aria di bosco respirata a pieni polmoni, mentre gli occhi chiusi si gustano tutta la fragranza dei profumi intensi ed aspri. Così come quei respiri lo purificano dai veleni della città, allo stesso modo quelle note lo liberano dal dolore dei ricordi. Preparandosi alla rinascita.
Ma qualcosa non funzionò la sera del concerto.  La sua Musa non era lì con lui. Qualche imprecisione lo allarmò. Le braccia un po rigide e le mani non lasciavano intravedere il soffio magico. Era distratto dal pubblico. Sentiva che ora avrebbe dovuto prestare più attenzione al pubblico. Improvvisamente un formicolio sulle guance tradì le mani fatate e magiche intinte di polvere di stelle che accompagnavano il suo volto in una direzione ben precisa nella sala. In platea, fra le prime file, timida, nascosta, c'era lei e le sue mani ripresero a volare come nuvole leggere sospinte da vento maestrale. Le dita erano indipendenti, procedevano con volontà e coscienza proprie mentre il suo volto, il suo sguardo, il suo cuore, continuavano a guardare lei.
Mancavano pochi minuti alla fine della sua esibizione. Sperava che quegli attimi non finissero mai. Mentre la Musa continuava a permettere che i due sguardi non smettessero di incrociarsi. A concerto finito il sipario sarebbe calato nascondendola ancora una volta. Più risuonavano le note, più i battiti del suo cuore acceleravano in tachicardie confuse mentre si avvicinava l'ultima battuta, l'ultimo 4/4 prima del nulla, prima dell'eclissi del suo volto.
Come avrebbe fatto a cercarla? Avrebbe corso come un forsennato. Sarebbe uscito dalla porta di servizio che dà sul corridoio dei camerini. Avrebbe girato gli angoli del teatro ad una velocità così folle, da rischiare di travolgere qualche auto. Avrebbe ridotto in frantumi la vetrata d'ingresso se i sensori non avessero permesso l'apertura immediata delle porte. Avrebbe spintonato, spostato, scaraventato giù chiunque avesse cercato di impedire il suo passaggio.

Cosa accadde dopo, nessuno lo sa. Il suo componimento musicale, così intriso di passioni vere e forti, contrastanti tra loro, termina con un brusco rallentamento. Quasi uno scomparire tra la folla. Quella stessa folla che lo aveva appena applaudito e che chiedeva il bis in una standing ovation. Quella stessa folla che ora non lo riconosceva. Tutti rivolti al palco ad attendere che riapparisse oltre il sipario e nessuno che si rendesse conto che era fra loro.
Come tutte le leggende, ancora non si sa cosa accadde. Qualcuno dice che non riuscì mai a ritrovarla. Altri che fu abbagliato da una donna che non era lei, ma nella quale lui ci vedeva il suo volto. Pochi giurano di aver visto il pianista con gli occhi arrossati da lacrime mentre stringeva una donna.
Io non c'ero e quindi non posso sapere che accadde. Vedo i fatti così come si sono svolti attraverso questo brano musicale. Che mi racconta molto di più di un semplice episodio. Ma so che se provaste ad entrare in quel teatro, vuoto e senza suoni o rumori, sareste capaci di sentire le sue mani suonare una musica celestiale. E se riusciste a concentrarvi, avvertireste anche il formicolio sulle vostre guance accompagnato da un lievissimo soffio magico.

Firefox

 

addesign_2_atlas

 

 

Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Scambio Link

Associazione culturale Il circolo degli eclettici tutti i diritti riservati - Via delle rimembranze,3 Amelia Italy

Powered by AtlaS

  Site Map